Casa Funeraria GIUBILEO

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L’ALTERNATIVA ALLA CAMERA ARDENTE A CASA O IN OSPEDALE

Casa Funeraria Giubileo

Il luogo del ricordo e dell'incontro

Un luogo dove porgere l’ultimo saluto a chi ci ha lasciati. Dove condividere il lutto e i ricordi. Questa è la Casa Funeraria Giubileo: una struttura moderna, ricavata dal recupero architettonico di un’antica fabbrica torinese, ricca di servizi. A caratterizzarla sono le opere dell’artista Carlo Galfione che, nella sua espressività, spesso affronta il tema del passaggio e della memoria.
Uno spazio che si inserisce a pieno titolo nell’articolato progetto “Giubileo per l’arte”, concepito con la collaborazione del dott. Ermanno Tedeschi.

Ricordare chi ci ha lasciati

Spazi e servizi in un’artistica cornice

La Casa Funeraria Giubileo offre spazi raccolti nei quali ospitare i propri cari defunti nei giorni che precedono il funerale, ovviando a tutti i vincoli di spazio, di accoglienza, di orario o accessibilità che possono esserci nelle abitazioni private o negli ospedali.
Vi si accede da un interno di corso Bramante, subito a destra della sede principale dell’impresa di onoranze funebri tra i leader in Italia.
La Casa Giubileo è facile da raggiungere, a soli due minuti a piedi dalle fermate dei mezzi pubblici e della metropolitana, ed è disposta di un parcheggio privato interno.
Il luogo per la commemorazione è pensato per tutti. Di conseguenza non ha simboli che richiamino specifiche fedi religiose: emblemi che, all’occorrenza, potranno invece essere collocati nelle salette in cui verranno accolti i feretri.
Si entra in una sala destinata all’accoglienza, su cui si affacciano anche un punto d’informazione e un piccolo bar. Di qui si accede alla grande sala multimediale, attrezzata per offrire un’esperienza immersiva: i congiunti potranno commemorare insieme il loro caro, proiettare fotografie o video del defunto, oppure immagini di luoghi che gli erano cari.
Una stanza è stata invece attrezzata per i bambini piccoli, con un’ampia dotazione di giocattoli, per accoglierli mentre i genitori sono impegnati nella visita. Le dieci salette sono affacciate sulla grande corte centrale,
caratterizzata da elementi simbolici che ispirano serenità e raccoglimento: una pianta d’olivo, un prato, un ruscello. Dotate ognuna di salottino e di servizi, sono caratterizzate dalle opere dell’artista Carlo Galfione, che ha rappresentato piante e fiori dal forte significato simbolico.

Le immagini evocative di Galfione

Il progetto artistico della Casa Funeraria Giubileo

Andare oltre la professionalità che da sempre contraddistingue Giubileo, aggiungere qualcosa in più all’eccellenza del servizio. E questo “qualcosa” è stato trovato nell’arte che, per sua natura, da sempre si confronta con il trascendente.

Per dare un’identità artistica alla sua Casa Funeraria, Giubileo si è affidata alla professionalità di Ermanno Tedeschi, curatore attivo in ambito internazionale, che vanta collaborazioni con numerosi musei e spazi pubblici in Italia e all’estero. Con Tedeschi Giubileo ha dato vita a un progetto di maggior ambizione: “Giubileo per l’arte”, che promuoverà nel tempo iniziative artistiche di assoluto livello.

Per la Casa Funeraria Giubileo Tedeschi ha scelto l’artista Carlo Galfione, per la sua poetica che spesso affronta il tema del passaggio e della memoria.

Galfione ha effettuato interventi artistici sull’intera struttura e, in particolare, ha dipinto le dieci grandi opere che caratterizzano ognuna delle altrettante sale: «Attraverso le mie carte da parati, su cui intervengo con tecniche come l’acquerello ma anche con sovrapposizioni, ho provato a ricreare quella dimensione in cui immaginazione e memoria si confondono in una stratificazione di fantasie e ricordi».

Sala Ulivo

Nel mio ramo, la pace

Nel libro della Genesi è scritto che quando le acque del diluvio universale iniziarono a ritirarsi Noè liberò prima un corvo e poi una colomba.
Ma entrambi gli uccelli tornarono sull’arca, perché non avevano trovato un lembo di terra emersa su cui posarsi. Una settimana più tardi Noè liberò la colomba, e questa tornò tenendo nel becco un ramo d’ulivo.
Dopo altri sette giorni Noè fece volare nuovamente la colomba e questa non tornò più sull’arca, perché le acque del diluvio si erano definitivamente ritirate. È per questa ragione che per ebrei, cristiani e islamici l’olivo è diventato simbolo di rigenerazione, di pace e prosperità.
Nel cristianesimo l’olio d’oliva viene impiegato nell’Unzione dei malati, a sostegno e conforto spirituale, in particolare per chi si appresta a lasciare l’esistenza terrena.

Sala Alloro

Lo spirito non muore mai

Nella sua Naturalis historia, lo storico Plinio racconta un prodigio. Drusilla, che all’epoca era ancora fidanzata con Cesare Augusto, un giorno si vide piovere in grembo una gallina bianca sfuggita agli artigli di un’aquila. L’uccello aveva nel becco un ramo d’alloro carico di bacche.
Gli indovini ordinarono di allevare la gallina e la sua prole, e di piantare i semi di alloro in modo da far nascere un boschetto di alberi.
Da allora in poi Cesare Augusto, ogni volta che celebrava uno dei suoi trionfi, tenne in mano un ramo di quell’alloro e ne fece una corona da portare sul capo. Dopo di lui la consuetudine fu proseguita da tutti gli imperatori.
Il simbolo della vittoria collegato all’alloro venne poi ripreso dai cristiani ed effigiato sui muri delle catacombe, come simbolo della vittoria spirituale sulla morte e di vita eterna.

Sala Palma

Sarai sempre con noi

La palma è da sempre un albero dalle elevate valenze simboliche. Nel Libro dei morti degli antichi Egizi si afferma, con una chiara allusione alla futura immortalità: «Siederò in un luogo puro tra le foglie della palma da datteri della dea Hator». In greco la pianta venne chiamata phoînix, come il leggendario uccello capace di rinascere dalle proprie ceneri.
All’albero furono perciò associati i valori dell’immortalità, della gloria e della vittoria: ancora oggi, nel linguaggio comune, si dice «ottenere la palma della vittoria».
Nel cristianesimo la palma è associata alla figura di Gesù, primo martire e primo testimone della fede, colui che resuscitando aveva “trionfato” sulla Morte. La palma divenne così simbolo sia del martirio sia della resurrezione, da parte di chi ha riportato la vittoria spirituale morendo nel nome della fede.

Sala Cedro

Ti ricorderemo per sempre

Il cedro, longevo e imponente, in ogni cultura è stato da sempre simbolo di eternità e immortalità. Il suo legno era considerato incorruttibile, capace di sfidare il tempo, tanto che presso i Romani una cosa degnadi essere immortalata era definita digna cedro,  degna del cedro.
Nel medioevo il cedro fu associato a numerosi simboli, a partire da quello della vita della persona giusta. Secondo una tradizione araba, i cedri non hanno solo una forza vegetativa potente, che li fa vivere a lungo, ma disporrebbero anche di un’anima che consentirebbe loro di dare segni di saggezza e preveggenza, simili in questo all’istinto degli animali e all’intelligenza degli uomini. Sarebbero per esempio in grado di conoscere in anticipo l’andamento delle stagioni, quasi fossero esseri divini in forma d’alberi.

Sala Ciliegio

In primavera rifiorirò

In Giappone c’è un’usanza antica di oltre un millennio che si chiama Hanami: si svolge in primavera e consiste nel godere della bellezza dei ciliegi in fiore. La tradizione è così diffusa che ci sono vere e proprie migrazioni verso i luoghi in cui maggiore è la presenza dei sakura, i ciliegi da fiore.
Al fiore del ciliegio vengono associati due simboli. Per la loro delicatezza, il breve periodo della loro esistenza, rappresentano innanzi tutto la fragilità, ma anche la rinascita e la bellezza dell’esistenza. Inoltre vengono associati alle qualità del samurai: purezza, lealtà, onestà, coraggio.
Così come il fiore è fragile ed effimero, altrettanto il samurai è disposto a perdere la propria vita in battaglia: una morte ideale, pura, distaccata dalla caducità della vita e dai beni terreni.

Sala Giunco

Legati dal ricordo

Nella Divina Commedia (Purgatorio, canto I), sulla porta del Purgatorio Dante incontra Catone, che ne sorveglia l’ingresso. Ordina a Virgilio, guida del pellegrino, di cingerne i fianchi con una cintura fatta con l’umile pianta, cioè il giunco. È Catone stesso a spiegare le ragioni della simbologia: il giunco si piega, ma non si spezza e così sopravvive. Così è la persona umile: può piegarsi ma, forte della sua energia interiore, non si spezzerà mai resistendo così ai colpi della vita.Una energia, quella del giunco, che fa venire in mente anche la forza della memoria, del ricordo.
Si può essere colpiti, per esempio dalla perdita di una persona cara, ma è indispensabile sempre in sé l’energia per riprendersi.
E quell’immagine, non più presente nel fisico, nel quotidiano, sarà sempre con noi grazie alla virtù di chi, dentro di sé, non dimentica mai.

Sala Papavero

Non ti scorderemo mai

Papavero, il fiore della consolazione e del ricordo. Al rosso simbolo dell’estate fanno capo alcuni aspetti simbolici, a partire dalla mitologia greca. Si racconta infatti che Demetra, madre della terra e dea del grano, grazie a un infuso di fiori di papavero riuscì a consolarsi dal dolore della partenza della figlia Proserpina, andata in sposa al dio degli inferi Plutone. Nei Paesi anglosassoni, invece, un piccolo papavero di carta indossato all’occhiello della giacca o sul vestito è un modo per ricordare i caduti in battaglia, specialmente nell’imminenza dell’11 novembre, il Remembrance Day. La tradizione potrebbe avere radici antiche: si racconta infatti che l’imperatore mongolo Gengis Khan facesse spargere semi di papavero nei luoghi dove aveva combattuto, come omaggio ai propri caduti e a quelli avversari.

Sala Mirto

C’è luce nelle tenebre

Il mirto è considerato pianta funeraria sin dall’antichità. Nell’antica Grecia si raccontava che Dioniso, sceso nell’Ade per liberare la madre Semele, uccisa dalla folgore di Zeus, avesse dovuto lasciare come riscatto una pianta di mirto. Così la pianta, dalle foglie sempreverdi di un bel verde lucido, divenne contemporaneamente simbolo di Dioniso (che era contemporaneamente “dio ucciso” e “dio risorto”) e dei trapassati. Nel calendario dei Greci, in cui ogni mese era associato a un albero, il mirto era il tredicesimo: chiudeva l’anno ed era associato alla morte. Dai Greci questa usanza passò poi ai Romani: lo storico Plinio afferma che i filosofi pitagorici seppellivano i morti avvolgendone le spoglie con foglie d’olivo, di pioppo nero (detto anche “pioppo cipressino”) e con rami di mirto.

Sala Dalia

Un fiore, una stella

Osservando il magnifico fiore di una dalia non viene certo in mente di essere di fronte a una pianta alimentare. Tuttavia nella sua zona d’origine, il Messico, della dalia si mangiava il tubero che è considerato commestibile nonostante il sapore un pò acre.
La dalia approdò in Europa verso il 1660: all’inizio si pensò che il suo tubero avrebbe potuto essere un valido sostituto della patata, ma il gusto sgradevole non incoraggiò questo impiego.
La pianta, invece, si fece conoscere e apprezzare per la sua bellezza, per i colori caldi e il fascino esotico.
Alla sua immagine vennero associati valori positivi quali ammirazione, stima, gratitudine, affetto: tutti sentimenti che molto spesso caratterizzano il ricordo nei confronti di chi ci ha lasciati.

Sala Cipresso

Il ricordo non muore

Il cipresso era in passato il simbolo dell’immortalità, sia per le foglie sempreverdi che coprono la sua chioma tutto l’anno sia per il legno, che era considerato incorruttibile. Furono i poeti greci e latini a considerarlo l’albero dei defunti. Narra la storia che il giovane Ciparisso aveva per amico un cervo con le corna d’oro. Un giorno, però, inavvertitamente lo uccise con un colpo di lancia. Disperato, chiese e ottenne dagli dei il privilegio di morire anche lui, e di poter mostrare un lutto eterno. Il dio Apollo lo accontentò, e lo trasformò nell’albero che ancora oggi porta il suo nome. È il cipresso, che ancora oggi viene piantato di fronte e all’interno dei cimiteri. In passato, inoltre, si credeva che la radice principale del cipresso affondasse nel sottosuolo almeno per la stessa lunghezza del tronco fuori terra: di qui la convinzione che fosse una sorta di ponte tra il mondo dei vivi e l’aldilà.

Area ristoro

La Casa Funeraria Giubileo

Musiche, immagini, parole per la memoria

La sala multimediale, prima in Europa

Rivedersi ancora una volta. Nelle immagini di altri posti, di altri tempi. Ricordare i viaggi, le esperienze. Riascoltare la voce di chi ci ha lasciati. Condividere i brani musicali che gli erano cari, all’occorrenza eseguiti dal vivo.

Tutto questo è possibile nella sala multimediale, fiore all’occhiello della Casa Funeraria Giubileo. Uno spazio attrezzato con tecnologie del suono e di videoriproduzione all’avanguardia, dotato di un organo e predisposto anche per ospitare formazioni musicali.

In Europa Giubileo è la prima a proporre un approccio così differente per il momento del commiato. Si va molto oltre l’omaggio alla spoglia di chi non c’è più: c’è l’opportunità di ricordare la persona cara immergendosi in un insieme di sensazioni e sentimenti innescati dalla sua presenza viva, anche se solo nell’immagine.